Nove del mattino al Liceo di Lugano. La domenica normalmente dormente a quell’ora è oggi animata dagli altoparlanti della straLugano. Accanto al viavai all’entrata Museo di storia naturale si forma un gruppetto di persone di ogni età. La loro meta: osservare l’ecosistema città. Alla loro guida gli esperti in biologia e botanica Nicola Schönenberger e Pia Giorgetti-Franscini del Museo e il responsabile del progetto Biodivercity dell’istituto WSL, Marco Moretti. Si comincia con la foce del Cassarate. Se non fosse per il divieto di balneazione, si potrebbe chiamarla l’unica spiaggia pubblica di Lugano. Nicola ci mostra che i ciotoli e la sabbia celano una biodiversità ben maggiore dei prati del parco Ciani. E illustra come, con adeguate terrazze invece dei muri a picco, anche gli argini del fiume potrebbero ospitare una ricca fauna e flora. Nell’area del vecchio macello Marco illustra il progetto Biodivercity. Ci rendiamo conto in che misura l’architettura del secolo scorso era propizia alla biodiversità: le facciate sconnesse e i vani sotto il tetto davano spazio e appoggio per nidi e nascondigli, ciò non viene più offerto dagli edifici moderni. Intanto Pia, assistita da qualche genitore, diverte e insegna la dozzina di bambini. Sosta in comune nel parco di Villa Saroli, dove impariamo da distinguere le specie locali da quelle importate. Si getta un’occhiata all’ultimo bosco cittadino in Salita dei Frati per finire alla fontana presso la cattedrale.
Bei schönstem Wetter beobachten wir die Pflanzen, die in der Stadt wachsen: vom Geschiebe-Strand an der Mündung des Cassarate über die Mauerbotanik im alten Schlachthof und der Parkanlage von Villa Saroli zum letzten verbleibenden “wilden” Stadtwald unterhalb des Bahnhofs.
